
Cos’è il wabi-sabi?
Uso questo termine perchè riassume in una “sola”
parola un concetto molto importante.
Uno dei più grandi architetti della storia, Frank Loyd
Wright, sosteneva che una costruzione ma più in generale
una cosa dovrebbe avere in se la bellezza. La bellezza deve
derivare dalla forma e dal modo in cui è costruita una
qualsiasi cosa, non da cosa gli si mette sopra per abbellirla.
In termici di economicità potremmo dire che una costruzione
wabi-sabi, non necessiterebbe di aggiunte puramente estetiche
e costose.
Il wabi-sabi è un ideale artistico tipicamente giapponese
che descrive la bellezza di oggetti di fattura rustica e non
rifinita, solitamente caratterizzati da un uso di materiali
naturali grezzi, da superfici ruvide o corrose dalle intemperie,
da assenza di forme geometriche regolari e dai colori scuri
o neutri. Il termine, nato durante il periodo Ashikaga in relazione
all'estetica della cerimonia del tè e successivamente
allargato a comprendere forme d'arte diverse, è ricco
di rimandi a concezioni filosofiche, religiose e morali taoiste
e buddhiste e soprattutto alla dottrina del buddhismo zen (l'apprezzamento
di una vita a contatto con la natura, la transitorietà
del creato e l'inafferrabilità della sua essenza, ecc.)
Calato nel nostro abitare diremo semplicemente che è
la bellezza delle cose imperfette, grezze, senza inutili aggiunte
prettamente estetiche; è la bellezza delle cose umili
e modeste, semplici (lo spendere tanto non è sempre sinonimo
di bello), è la bellezza delle cose insolite, diverse,
originali.
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